Sono docente nel Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale della Scuola del Design. Sono incaricata del coordinamento scientifico di IDEActivity Center, volto a valorizzare tutti gli aspetti della creatività per l’innovazione attraverso il design e del Laboratorio di Biodesign, che si occupa della progettazione di dispositivi biorobotici, wearable devices, protesi e ausili con un approccio progettuale incentrato sul corpo umano come unicum psico-biologico.
I miei attuali interessi di ricerca sono rivolti allo sviluppo del biodesign come disciplina, all’approfondimento degli studi sulla wearability basati sulle Linee di Non Estensione e alla creazione di strumenti di Design Thinking e co-design.
Il progetto europeo
I cambiamenti socio-culturali, legati allo sviluppo delle tecnologie open-source, hanno introdotto un importante cambiamento di prospettiva: il rilancio culturale delle attività artigiane, legate al “do it yourself” e una nuova idea di manifattura, in grado di unire creatività, sostenibilità e personalizzazione. Questa prospettiva, in cui le tecnologie trasformano il lavoro, ha portato al configurarsi di nuovi luoghi come territori di socializzazione, sotto forma di spazi di co-progettazione reale e virtuale finalizzati alla sperimentazione e all’innovazione (come fablabs, living labs, piattaforma sui materiali DEMADEI).
Il progetto di ricerca Digital Do It Yourself (DiDIY, “fai da te digitale”), che rientra nel topic "Human-centric Digital Age" del programma Horizon 2020, sta studiando come DiDIY e la crescente rilevanza sociale della digital technology (come le stampanti 3D e le schede Arduino) stiano:
- cambiando le organizzazioni, il lavoro, la formazione, la ricerca e il design creativo
- modificando la dimensione sociale della creatività
- influenzando i sistemi legali
- cambiando gli aspetti etici
Il progetto DiDIY è realizzato, attraverso un team multidisciplinare, da un Consorzio internazionale di sette Partner:
- Università Carlo Cattaneo - LIUC (IT)
- University of Westminster (UK)
- Ab.Acus srl (IT)
- Manchester Metropolitan University (UK)
- Free Knowledge Institute (NL)
- Amerikaniko Kollegio Anatolia (GR)
- Politecnico di Milano (IT)
L’obiettivo del progetto è di produrre modelli e linee guida per supportare sia la formazione sia la definizione di politiche sul DiDIY, inteso come un fenomeno in corso che, pur fondandosi sulla tecnologia, dovrebbe essere guidato e conformato da strategie sociali e culturali, non dalla tecnologia.
Il progetto DiDIY, che è stato avviato a gennaio del 2015 e ha una durata di 30 mesi, è ora pronto per raccogliere quante più informazioni possibili correlate al DiDIY e per esplorare modi di collaborare con altre persone, progetti e comunità interessate al Digital DIY, dagli insegnanti ai makers alla pubblica amministrazione. È possibile partecipare al forum pubblico di DiDIY e segnalare gli eventi legati a DiDIY o altri tipi di risorse
Il Ruolo del Politecnico di Milano
Ciò che è necessario indagare è quello che David Gauntlett definisce “the social meaning of creativity” nella open innovation con scambi tra digitale e reale, attraverso metodi e processi Human-centered design. La definizione di nuovi mindset (Proactively generating creativity) permette di sfruttare il cambiamento nel digital landscape individuando nuove opportunità. Sono stati previsti dei workshop di co-design tematici (proprietà intellettuale, sostenibilità, sicurezza etc.), gestiti dal Politecnico, per rilevare con i soggetti coinvolti il cambiamento del processo creativo in relazione alle tecnologie opensource e sviluppare nuovi tools a supporto dello stesso.
Per condurre uno studio dettagliato delle interazioni tra Digital DIY e la società, questi workshop interdisciplinari human-center, che vedono il coinvolgimento di diverse persone attive (nel loro ruolo di creatori, sviluppatori, utilizzatori) sulle tematica e si configurano come momento di condivisione e cooperazione.
Tali workshop, condotti con l’utilizzo di strumenti e tecniche tipiche della creatività e del design finalizzate a facilitare il “pensiero laterale”, prevedono due suddivisioni importanti nei processi di analisi:
- attività esplorative, volte a verificare le criticità identificate e aprire nuovi possibili ambiti di intervento, orizzonti sulla tematica e approfondire e ampliare le problematiche e le potenzialità delle tematiche più rilevanti (es. sostenibilità, sicurezza)
- attività sperimentali per mettere in pratica, attraverso casi studio applicativi, le possibili soluzioni alle difficoltà riscontrate nel fruire le tecnologie open-source e rilevare l’evoluzione del processo creativo rispetto alle opportunità offerte dalle tecnologie open-source.
Perchè fare ricerca
Noi ricercatori crediamo profondamente in quello che facciamo e riteniamo fondamentale per lo sviluppo del nostro paese la crescita della conoscenza, ma una delle cose in assoluto più importanti che mi ha permesso di avere questo progetto europeo è “il mio gruppo di ricerca”. Finalmente dopo diversi anni in cui sono stata parte di un gruppo riuscire ad avere giovani ricercatori e poterli sostenere economicamente nel panorama attuale dell’università è un traguardo che mi rende molto orgogliosa.
