Lettera del Direttore Silvia Piardi

Saluti di fine mandato.

Il mandato di Direttore del Dipartimento di Design termina a fine anno, è il momento di fare il punto su dove siamo, di ringraziare tutte le persone che in questi anni hanno duramente lavorato per ottenere gli attuali risultati e di augurare a chi prenderà il testimone di potere raggiungere i risultati che si propone. Lascio un Dipartimento robusto, impostato su buone basi, talmente ricco di opportunità che non sempre è possibile coglierle tutte. Un Dipartimento che ha ottenuto il miglior risultato in Ateneo per quanto riguarda i ranking internazionali, ciò ha permesso non solo di porsi con autorevolezza sia sul piano internazionale sia su quello nazionale, ma ha anche fatto conquistare credibilità all’interno dell’Ateneo.
Sul piano nazionale il successo relativo alla vincita del progetto “Dipartimenti di eccellenza”, ha fornito risorse aggiuntive per cinque anni, a partire dal 2018. Solo quattro dipartimenti su dodici hanno ottenuto, in Ateneo, tale risultato. Ho iniziato la direzione nel 2011, con il Dipartimento Indaco, in anni di profonda trasformazione dell’Ateneo sotto la spinta della riforma Gelmini, che drasticamente modificava i tradizionali assetti. Sono stati ridisegnati tutti i dipartimenti, alcuni hanno mantenuto l’originaria identità, altri si sono disaggregati e riaggregati con diverse geometrie, non sempre arrivando a una sintesi efficace, in bilico tra interessi disciplinari verticali e necessità di creare ambiti trasversali di ricerca. A livello nazionale in tutte le sedi il design ha perso autonomia ed è stato riassorbito da architettura e/o da ingegneria.
Il nostro Dipartimento ha mantenuto la sua integrità, ha rafforzato la sua presenza in Ateneo, ha mutato il nome per stabilire con forza la propria identità. Dal 2013 quindi il nome del Dipartimento è Dipartimento di Design: semplice e icastico. Fortemente connesso alla Scuola del Design, ha mantenuto le tradizionali alleanze con il Consorzio Polidesign, formando quindi il Polimi Design System, caratterizzato anche da un logo comune. Il rispetto reciproco ha permesso di moltiplicare, invece che dividere, le opportunità che di volta in volta provenivano dal mondo delle imprese, delle istituzioni, delle professioni.
Il primo programma elettorale, nel 2011, si fondava sulle seguenti idee-guida:
Idea-guida 1. IDENTITA’
Idea-guida 2. PARTECIPAZIONE
Idea-guida 3. EQUITA’ e trasparenza
Idea-guida 4. CREAZIONE DI COMUNITA’ INTELLIGENTE/CITIZENSHIP.

E su queste sono state costruite le basi della nostra comunità.
Negli anni seguenti, passando attraverso i tre appuntamenti elettorali, si sono sviluppate le basi per i progetti scientifici che via via sono stati approvati. La forte dinamicità che caratterizza la nostra area ha reso necessaria una profonda riflessione sugli ambiti e sui confini della disciplina, anche perché a Milano guardano tutte le sedi nazionali. Non dimentichiamo che la sede milanese rappresenta l’80% come numeri di persone e di più in visibilità di tutto il sistema nazionale, laureiamo il 42% dei designers italiani: inevitabile da una parte la necessità di farsi carico del ruolo che ci spetta, dall’altra la constatazione che siamo a volte visti come non simpaticissimi primi della classe. In genere siamo più bravi con i colleghi delle sedi estere che con i nostri colleghi delle altre università italiane, e in questo il meccanismo di configurazione delle commissioni di concorso, formate con due colleghi stranieri, non aiuta.
Come non aiuta un certo grado di autoreferenzialità, che si rafforza anche grazie al favorevole contesto milanese e lombardo. Le responsabilità assunte con la presidenza della CUID, Conferenza universitaria italiana del Design, e la partecipazione alla fondazione della SID, Società scientifica del design, avevano proprio il significato di farsi carico del ruolo di guida a livello nazionale. Dopo la fine del mio mandato molto lavoro è ancora da fare su questo piano, ma l’entrata di alcuni colleghi nella giunta Cuid e nel direttivo SID spero possano sostenere e sviluppare una migliore relazione con tutte le altre sedi. Da notare anche la mediamente scarsa propensione di noi milanesi a prendere parte alle iniziative che vengono organizzate a livello nazionale. Sul versante interno, il Dipartimento è stato riorganizzato, da 11 unità di ricerca e didattica a tre sezioni, nate dalla libera scelta di ciascun membro del Dipartimento, dotate di larga delega sulla propria organizzazione interna e sulla gestione delle risorse.
Con un lavoro defatigante, è stata ricostruita la produttività di ciascun membro del Dipartimento, dall’inizio del Dipartimento Indaco (2001), ponendo le basi per una gestione democratica e trasparente delle risorse, attribuite alle Sezioni con i medesimi meccanismi con cui le risorse stesse sono attribuite dall’Ateneo ai dipartimenti, sottolineando l’integrazione e la partecipazione agli obiettivi strategici di Ateneo, uscendo da un certo isolamento che aveva caratterizzato i primi anni della nostra fondazione. Abbiamo lavorato sulla identità del Dipartimento, scrivendo il Progetto scientifico, in cui condividevamo l’idea di un Dipartimento incentrato sulle discipline del progetto, ma aperto alla collaborazione con diversi altri ambiti disciplinari e convinto della ricchezza della diversità. La creazione del sito di Dipartimento è stata l’occasione per riflettere sulle articolazioni in cui il design si esprime, attraverso la raccolta e l’elaborazione delle parole chiave, l’identificazione dei cluster tematici, la riflessione collettiva sulla dinamicità del sistema.
Due tappe fondamentali per la costruzione di identità sono state INDACOfaRICERCA e CODIDE.
 
INDACOfaRICERCA:
E' stata un’iniziativa dipartimentale condotta nel 2011 che ha rappresentato un primo tentativo di sistematizzare e socializzare le esperienze, le competenze e le conoscenze sulla ricerca maturate dai docenti e ricercatori INDACO negli ultimi anni. L’iniziativa, della durata complessiva di dieci mesi (marzo-dicembre 2011), si è articolata in quattro fasi, dalla impostazione preliminare, che ha coinvolto 40 persone, alla definizione dei tavoli tematici, al workshop cui hanno partecipato 80 persone, alla post -produzione dei materiali elaborati.
 
CODIDE:
Ha fatto il punto sul dipartimento al 2018, introducendo la riflessione sui quattro pillars della ricerca fondanti il progetto Dipartimento di Eccellenza. Il dato più rilevante è quello relativo alle risorse umane, dalla stabilizzazione della gran parte del personale tecnico amministrativo, alla politica sulle risorse internazionali: ad oggi abbiamo inserito sei colleghi provenienti da atenei esteri, due posizioni sono ancora da attribuire, abbiamo assunto giovani ricercatori (12 tra rtda e rtdb), abbiamo gestito concorsi per le numerose progressioni di carriera consentite dalle diverse fonti di finanziamento. Il documento di Riesame, che avrei voluto presentare oggi e che contiene la descrizione degli obiettivi, degli indicatori e dei risultati, sarà completato con i dati disponibili dalla fine dell’anno e presentato in gennaio. Lascio aperte non poche questioni, e questo è indice di vitalità. Il Dipartimento va avanti e viaggia ad elevata velocità. Una prima questione è strutturale e coinvolge livelli decisionali non dipartimentali, ma forse, grazie al nostro posizionamento e a una stretta collaborazione con le altre sedi del design, qualcosa si può fare. Mi riferisco a due temi interrelati: il primo riguarda la mancanza di un ambito di ricerca specifico: a livello europeo il Design non esiste, dobbiamo cercare riferimenti e parole chiave in altri contesti disciplinari.
La nostra Commissione scientifica si era impegnata ad approfondire il tema, mi auguro che nei prossini anni qualche risultato sia possibile ottenerlo. La seconda questione è ancora più spinosa, e riguarda le modalità di valutazione della produzione scientifica, con una deriva sempre più evidente verso modelli valutativi che portano alla scrittura di testi inutili, letti solo da chi li scrive per accumulare punteggio, e alla conseguente progressione di carriera di persone completamente digiune di progetto, che in fondo è il nostro core business. Sul versante delle risorse umane dobbiamo, a mio parere, destinare una specifica attenzione ai ricercatori a tempo indeterminato che hanno conseguito buoni risultati, e sono stati travolti dalle nuove regole; dobbiamo poi incrementare, come anche richiesto dal Piano strategico di Ateneo, il numero dei dottorandi, che dovrebbero essere più integrati nei programmi di ricerca e diventare il motore attivo della ricerca dipartimentale; dobbiamo impegnarci a progettare percorsi per dare stabilità e carriera a giovani di talento e trovare soluzioni per chi, pur lavorando da anni con competenza e risultati, non è per diverse ragioni riuscito ad essere integrato nel sistema.
Per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo, è necessario continuare sul programma di stabilizzazione delle persone ancora in posizione precaria, che sono sempre meno numerose grazie all’energica politica della nostra RG, è necessario poi rafforzare alcune funzioni e pensare a premialità e progressioni di carriera. Un altro tema che reputo rilevante riguarda le politiche di collaborazione all’interno dei gruppi di ricerca del nostro dipartimento e tra i dipartimenti. Sappiamo benissimo come le grandi sfide della ricerca si giochino in contesti collaborativi, ma siamo spesso poco propensi a creare gruppi di lavoro integrati. Abbiamo instaurato in questi anni buone relazioni sia con le Ingegnerie che con le Architetture, grazie anche alla politica attiva di questo rettore, ma non sempre, nonostante gli sforzi e la competenza, riusciamo ad arrivare in porto.
 
Un altro tema su cui penso sia necessario aprire una riflessione collettiva riguarda la didattica che eroghiamo nella Scuola del design: didattica che è il cuore della nostra attività, che ci dà forza e connessione con i diversi stakholder, ma che è al contempo tremendamente onerosa dal punto di vista dell’impegno di tempo e di energie: rispetto agli altri Dipartimenti noi abbiamo un carico didattico sproporzionato. Le politiche di Ateneo sulla didattica innovativa ci hanno però dimostrato come i nostri modelli laboratoriali siano all’avanguardia. Credo però che qualche tipo di razionalizzazione vada affrontato per liberare energie per la ricerca e per la gestione. Appunto: la gestione: un numero troppo limitato di persone se ne è fatto carico in questi anni, sacrificando spesso la propria carriera: maggiore collaborazione, maggiore disponibilità, una distribuzione più diffusa delle responsabilità: io non sono riuscita, auguro al nuovo Direttore di avere più successo.
Ci aspetta poi il trasferimento nei nuovi spazi: un trasloco è una occasione eccezionale per rinnovare, superare quanto ci affatica e ci pesa, aprire le finestre con fiducia e ottimismo. I nostri spazi ci devono rappresentare, devono essere belli, funzionali, aperti, colorati, accoglienti, sappiamo quale influenza abbiano gli spazi sulla nostra vita, sul nostro lavoro, sulle relazioni. Ringrazio tutti, in particolare i miei gentili e pazienti vicari: Marco Maiocchi, Alberto Colorni, Marisa Galbiati. Chi mi ha preceduto e chi mi segue: Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Alessandro Deserti. Chi rappresenta le altre parti del sistema Luisa Collina, Francesco Zurlo, Giuliano Simonelli, Matteo Ingaramo. La Responsabile Gestionale Rosa Toninelli e tutto il personale tecnico amministrativo. E le mie pazientissime e sempre presenti fatine, Paola Checchi e Naisa Mercuri.
Termino con due citazioni e tre immagini: “Alla fine tutto è in relazione. Le persone, le idee, gli oggetti… La qualità delle relazioni è la chiave della qualità in genere” (Charles Eames). “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra…” (Primo Levi, La chiave a stella).
Io credo che chi lavora qui fa parte di quei pochi, non dobbiamo dimenticarcene.
 
Le immagini che vorrei evocare sono tre, la prima si intitola:
Il Dipartimento non è una nave passeggeri: il Dipartimento è un mezzo di trasporto e una casa, ma nessuno deve pensare di essere un semplice passeggero, tutti sono tenuti a collaborare alla conduzione della nave, nave che non è una galea, o galera, in cui qualcuno scandisce il tempo della voga e molti remano… il Dipartimento è invece una meravigliosa, innovativa, performante imbarcazione da regata, che vola sull'acqua grazie al lavoro coordinato di tutti. Ognuno ha un compito e un obiettivo, lo skipper interpreta il contesto e fa viaggiare la barca… Perdonatemi le metafore nautiche, ma, come sapete, chi si bagna con l’acqua salata non asciuga mai.
 
Buon lavoro al nuovo Direttore e alla sua squadra.
Silvia Piardi
11. 12.2019

DIPARTIMENTO DI DESIGN

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DRAFTING COMMITTEE

Giuseppe Amoruso, Paola Cordera, Maria Teresa Feraboli, Marinella Ferrara, Marisa Galbiati, Laura Galluzzo, Ilaria Mariani, Francesca Mattioli, Francesca Piredda, Lucia Rampino, Carlo Emilio Standoli, Lia Tagliavini

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