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Centro e periferia nella Milano degli anni trenta

isbn 9788843548972
type Contributi in volume
volume Storia dell`architettura italiana. Il primo Novecento.
authors F. Irace
Year 2004
editor Electa
pages 23

abstract

Il saggio analizza le dinamiche di trasformazione urbana della Milano tra le due guerre a partire dall'attuazione del piano regolatore dell'ingegner Cesare Albertini nell’area del centro storico della città. In particolare viene messa a fuoco attraverso documenti inediti la vicenda dell'attuazione di piazza San Babila, cui viene attribuito l'emblematico ruolo di cartina da tornasole del dibattito cittadino e nazionale sulla funzione dell’architettura come strumento di mediazione tra la città pubblica e interessi privati o come manifesto di ideali sociali alternativi all’uso speculativo e finanziario del suolo pubblico. Attraverso la lettura di alcuni episodi chiave – piazza S. Babila, piazza Borsa con il muovo Palazzo degli Affari, piazza Diaz e la sistemazione di piazza del Duomo, il Palazzo di Giustizia, le proposte per la nuova Fiera Campionaria e la progressiva edificazione della cintura dei quartieri popolari oltre i confini della città storica - vengono messi in luce i meccanismi ( economici ma anche ideologici) nell’uso della città e nei rapporti tra il nucleo entro la cerchia dei navigli e la nascente periferia. L’analisi delle singole trasformazioni viene così inquadrata alla luce di un dibattito che si svolge sui cantieri, ma anche sulle pagine delle riviste di settore, dei libri e dei manuali, ma anche nelle polemiche sui giornali. Emerge così la ricchezza di posizioni che stanno dietro questo scontro sul futuro della grande Milano e il ruolo pubblico svolto dai suoi principali protagonisti, da Pagano a Ponti, da Albini e Griffini a Muzio, Portaluppi e Albertini. Lo scontro sui "linguaggi" non testimonia solo uno scontro tra diversi “saperi”, ma mette a confronto la radicale alternativa culturale e ideologica che sta dietro l’architettura e il suo legame con l’urbanistica metropolitana. In tal modo la storia delle singole “opere” diventa pretesto per la ricostruzione della stratigrafia urbana, mostrando come dietro ogni progetto – realizzato e solo disegnato- ci siano storie di lunga durata...
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