Il LeNS, Learning Networks on Sustainability”

Carlo Vezzoli, associate professor

Sono Carlo Vezzoli, da più di 20 anni mi occupo di design per la sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti, dei sistemi di prodotti servizi e degli scenari, con attività di ricerca di base, ricerca applicata e didattica.

Dal 1996 ho insegnato con continuità al Politecnico di Milano e oggi sono professore presso la Scuola del Design dei corsi di Design per la sostenibilità ambientale e di System Design for Sustainability. Presso il Dipartimento di Design dirigo il gruppo di Ricerca Design e Innovazione di sistema per la Sostenibilità (DIS) e il laboratorio di ricerca LeNS_Italy.

Carlo Vezzoli

A partire dalla fine degli anni ’90 ho coordinato con continuità diverse ricerche europee e consulenze con le imprese.

Di particolare rilievo internazionale è il coordinamento di un progetto finanziato tra il 2007 e il 2010 dal programma Asia Link della Commissione Europea, che ha portato alla costituzione della rete internazionale di università europee e asiatiche chiamata LeNS, the Learning Network on Sustainability (www.lens.polimi.it), per la diffusione dell’insegnamento del Design per la Sostenibilità. A questo progetto, in ragione del suo successo e sulla sua scia, ha fatto seguito il coordinamento di una nuova ricerca, questa volta bi-regionale con l’Africa, chiamata LeNSes, the Learning Network on Sustainable energy system (www.lenses.polimi.it ), finanziata dal programma Edulink II della Commissione Europea per il triennio 2013-2016. Infine, e sempre nel solco delle due ricerche citate, sono ora coordinatore, per il periodo 2015-2018, di un nuovo progetto per la diffusione del design per la sostenibilità a livello mondiale; si chiama LeNSin, the international Learning Network of networks on Sustainability (www.lens-international.org) e vede coinvolte 36 università partner dal Messico, Brasile, Sudafrica, India, Cina oltreché in Europa dall’Inghilterra, Finlandia, Olanda e Italia; quest’ultimo progetto è finanziato dal nuovo programma Erasmus+ della Commissione Europea.

Ho pubblicato più di 100 contributi tra cui diversi libri in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, cinese e taiwanse e. Il mio ultimo libro è Product-Service System Design for sustainablity, scritto in inglese per Greenleaf, di cui sono e in corso le traduzioni per le versione cinese, tailandese e portoghese (http://www.greenleaf-publishing.com/productdetail.kmod?productid=3943 ).

Sono stato invitato come key note speakers, sono intervenuto in conferenze e ho tenuto corsi in diversi paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria), in Brasile, in Messico, negli Stati Uniti d’America, in Sud Africa, in Botswana, in Uganda, in Kenya, in India, in Cina, in Tailandia e in Giappone.

L’evoluzione del design per la sostenibilità

Il design per la sostenibilità si è evoluto nel tempo: all’inizio si parlava di come progettare prodotti a basso impatto ambientale. Si è capito, nel corso del tempo, che vuol dire anche progettare Sistemi di Prodotti e di Servizi con un basso impatto sull’ambiente, che promuovono allo stesso tempo l’equità e la coesione sociale. Peraltro venti anni fa, quando ho iniziato, questo tema aveva poco appeal. Adesso c’è un effettivo riconoscimento in tutti i salotti, nell’opinione pubblica, nelle istituzioni governative, nelle professioni e anche nelle università. Il design per la sostenibilità è oggi un tema che è entrato nell’agenda di sviluppo di ogni paese e a ogni livello.

I designer possono fare molto per promuovere una società sostenibile

Il problema oggi è che non si ha la corretta percezione della gravità di quello che sta succedendo. Forse non tutti sanno che, se non faremo niente, nel 2100 per effetto del riscaldamento globale il livello medio d’acqua sarà salito di circa un metro. Un altro dato? In Italia le persone che muoiono prematuramente per inquinamento da polveri sottili ed altri agenti inquinanti sono 85.000; in Europa quasi 500.000. Questi sono numeri da guerra civile.

E sotto il profilo socio-etico? Le persone oggi denutrite nel mondo sono 800 milioni: è un numero superiore al numero degli abitanti dell’Europa. Mi fermo qui, ma è chiaro che siamo vicini al collasso del sistema in cui viviamo, che chiamiamo Terra.

Siamo designer, non siamo gli unici che devono fare qualcosa, ma come designer possiamo fare molto. E fanno molto i designer? In realtà, se mi guardo in giro (e ho avuto la fortuna di girare diverse scuole in Italia e nel mondo) si fa davvero pochissimo! Ci sono ricercatori, professori e designer bravissimi, ma in generale il mondo del design è ancora più parte del problema che parte della soluzione. Eppure ha una potenzialità incredibile, perché per poter cambiare una situazione bisogna ri-progettarla. Non siamo gli unici (anche se, ammettiamolo, siamo un po’ egocentrici!), ma dobbiamo assolutamente avere un ruolo in questo quadro.

Progetti di reti di università, una risposta importante alla domanda di cambiamento

Insegnavo ai miei studenti, facevo consulenza alle imprese e cercavo di pubblicare tutto quello che potevo per condividere le conoscenze acquisite nell’attività di ricerca e per apprendere da altri. Ho capito che non era sufficiente ed era importante agire anche all’interno dell’istituzione stessa dove lavoravo, cioè dell’università. Ho capito che potevamo promuovere progetti di reti di università per costruire una comunità di professori, ricercatori, studenti e futuri designer per dare una spinta più forte a questa grossa domanda di cambiamento. Il primo risultato è stato la nascita di una rete in Italia nel 1999 che si è poi diffusa per il mondo con una serie di progetti europei.

Il Progetto LeNS

Abbiamo lanciato un primo progetto europeo finanziato all’interno di un bando bi-regionale con l’Asia nel 2007. Si chiamava LeNS (Learning Network on Sustainability), erano coinvolte tre università europee e quattro asiatiche (una in Cina, due in India e una in Thailandia). L’idea era quella di produrre conoscenza in una logica open e copy left: tutto quello che producevamo, come conoscenza e strumenti per il design per la sostenibilità, veniva messo a disposizione di chi ne faceva domanda, e poteva essere scaricato gratuitamente attraverso una piattaforma realizzata ad hoc, con la possibilità di riusarla e riadattarla. Dal materiale che abbiamo caricato su questa piattaforma sono nati diversi corsi e anche nuove reti di università. E’ nata nel 2009 LeNS Africa, dopo questa LeNS Sud America, poi LeNS Centro America, LeNS Oceania, LeNS India, LeNS Cina e un LeNS che comprende università in lingua tedesca in Europa. La stessa piattaforma che noi usavamo per la condivisione delle risorse poteva essere scaricata, per esempio, dal professore che lavora a Curitiba, in Brasile, che a sua volta poteva caricarla sul suo server e usarla per il suo network nazionale. E così è stato appunto, con una diffusione sorprendente.

Queste ricerche ci hanno dato credibilità e sono nati altri due progetti finanziati dalla Comunità Europea: LeNSes (Energie Sostenibili), un progetto bi-regionale con l’Africa ancora in corso e recentemente LeNSin (Internazionale), in cui siamo riusciti a mettere insieme tutte queste reti che coinvolgono più di 70 università dislocate in tutti i continenti. Costruiremo diverse piattaforme web nelle diverse sedi in giro per il mondo. Ci sarà poi una sovra-piattaforma che permetterà la navigazione all’interno di queste (e di nuovo la stessa piattaforma potrà essere scaricata da altri docenti e altre reti che volessero costruirsi aggregandosi alla rete di reti LeNS). Costruiremo anche una serie di laboratori con strumentazione software per la progettazione e la valutazione dell’impatto ambientale e sociale. Saranno laboratori intesi anche come centri per la comunicazione, in videoconferenza, fra i vari centri della rete.

Una nuova generazione di progettisti

Per me, il solo fatto di essere riusciti, come Politecnico di Milano (siamo i coordinatori), a coinvolgere così tante università a livello internazionale su una stessa visione, è aver già raggiunto metà del percorso: abbiamo costruito una comunità di ricercatori che costruiranno la nuova generazione di progettisti, più attrezzati per contribuire alla costruzione di una società sostenibile. Fra tre anni finiremo il progetto con una conferenza decentralizzata: avverrà nello stesso tempo nei diversi paesi. A Milano, per esempio, si entrerà nella stanza del Brasile e ascolteremo le presentazioni brasiliane, ecc. Così, oltre a ridurre l’impatto ambientale perché non dovremo spostare tante persone, anche se distribuiti in giro per il mondo ci sentiremo legati a un’unica conferenza, un unico evento, con una visione condivisa per rendere la sostenibilità una realtà.

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COMITATO DI REDAZIONE

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